lettera all'onorevole diliberto
(marzo 2005)

Gentile onorevole Diliberto,

l’efferato assassinio dell’ex primo ministro libanese Hariri e la reazione popolare dei libanesi ripropongono il problema della brutale occupazione siriana del Libano.

Ci aveva fortemente sconcertato l'apprendere lo scorso novembre che, durante una sua visita in Libano, lei aveva incontrato pubblicamente lo sceicco Nasrallah, leader del movimento integralista islamico Hezbollah.

Ci aveva sorpreso leggere (su "La Rinascita della sinistra" del 24 novembre) che l'unica presa di distanza che lei aveva ritenuto opportuna aveva riguardato “le naturali differenze esistenti tra un partito di ispirazione religiosa e il partito comunista”.

Per il Gruppo Martin Buber - Ebrei per la Pace, impegnato da anni nella promozione del dialogo di pace nel Vicino Oriente, è naturale ricordare che Hezbollah è un gruppo politico-militare legato a doppio filo a una potenza occupante straniera quale la Siria. Da quando, nel 2000, Israele si è ritirata dal Libano (e l’ONU ha riconosciuto che il ritiro è da ritenersi integrale sotto tutti gli aspetti) la principale ragione d’essere di Hezbollah è quella di fiancheggiare l’occupazione siriana e di provocare Israele con operazioni terroristico-militari lungo la frontiera. Ne è la riprova il fatto che nei giorni scorsi, Nasrallah ha dichiarato: “l’uccisione di Hariri è una catastrofe ma l’alleanza del Libano con la Siria non si discute”.

Iniziative come l'incontro con Nasrallah e le “mancate iniziative”, come il silenzio sull’assassinio di Hariri e sull’occupazione siriana si iscrivono a nostro avviso nel solco di una tradizione di “indignazione selettiva” di una parte consistente della sinistra italiana nei confronti del conflitto israelo-arabo. Sebbene la Siria occupi da anni il Libano, non ci ricordiamo di avere assistito a manifestazioni di protesta davanti all'Ambasciata di Siria a Roma a via dell’Aracoeli; al contrario, a pochi metri di distanza, a Piazza San Marco, vi sono stati innumerevoli presidii di protesta contro Israele.

Avremmo molto apprezzato se lei e il suo partito, dopo l'assassinio di Hariri, aveste espresso una pubblica e ferma condanna dell’occupazione siriana. Nulla di tutto ciò.

Una politica estera insipiente, improntata al principio (“i nemici dei nostri nemici sono nostri amici”), paradossalmente schierata a difesa di occupanti e oppressori stranieri, produce molti più danni di quanto lei non si immagini. Essa discredita i movimenti pacifisti israeliani e i gruppi della sinistra ebraica come il nostro, indebolendoci nei confronti delle posizioni più massimaliste, che hanno buon gioco a dire che l’Europa e, a fortiori, la sinistra europea è oggettivamente schierata a favore dell'estremismo islamico e di regimi oppressivi come quello siriano.

Gruppo Martin Buber – Ebrei per la Pace