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una mostra importante e di tipo nuovo
di Aldo Zargani
(Ha keillah, gennaio 2005)

 

 

A Roma, al monumento del Vittoriano,  fino a gennaio , è stata aperta una mostra organizzata dal Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea sul tema : “Dalle leggi antiebraiche  alla Shoah”.

 

Sono stato più volte a visitarla e vi ho anche condotto una scolaresca  molto preparata e interessata della II classe  dell’Istituto Tecnico Enrico Fermi di Roma. Il Centro di Cultura Ebraica di Roma ha infatti organizzato visite guidate che si sono susseguite  per tutto il corso della mostra.

 

Ho avuto occasione anche di sentire Michele Sarfatti che ha illustrato gli scopi e, per così dire, la “grafia” dell’esposizione, che è accompagnata da uno straordinario ed esauriente catalogo stampato dalla Casa Editrice Skira (disponibile su ordinazione). Sono passati 60 anni dai fatti che vi vengono documentati benché questo lungo tempo non trovi luogo nei nostri cuori, e quindi l’esposizione  è stata allestita da storici che hanno avuto la cura di raccogliere - come fossero cimeli, e infatti cimeli sono - tutti i documenti esposti in originale, o in facsimile, con straordinario rigore, proprio nelle dimensioni autentiche. Oggi, per fortuna, la tecnologia digitale permette  di fare salti indietro nel tempo col batticuore e leggere i pezzetti di carta lanciati dai carri piombati come se li avessimo appena raccolti da un marciapiede di stazione ferroviaria: “…vado verso terre lontane e sconosciute… avvisate zio Giacomo… speriamo in Dio”. Ci sono foto di famiglie felici negli anni Trenta scattate con le prime Kodak della storia dell’umanità e dei nostri ricordi famigliari.

 

Una volta spiegate nelle linee generali le persecuzioni antiebraiche e la Shoah, ho detto agli studenti del Fermi: “Sono sicuro che in qualche pomeriggio  di ozio, invece di studiare vi siate messi a frugare nel cassetto dei vecchi ricordi che tutte le famiglie tengono in qualche canterano. Dal cassetto sono usciti  foto stinte, lettere gualcite, messaggi misteriosi a cui avete cercato di trovare una spiegazione… Ecco, questa mostra è anche una dimostrazione del lavoro dello storico che fruga nei cassetti del passato e mette tutto in ordine perché noi, adesso, possiamo essere messi in condizione di capire”.  Dopo la mia premessa, fatto un sommario giro di guida, ho aspettato quasi due ore che i ragazzi del Fermi uscissero, perché si soffermavano continuando a leggere, leggere, leggere per cercare di capire il messaggio lontano e straziante di quei foglietti ingialliti, di quelle disposizioni infami, perentorie e vigliacche.

 

Cose che si sanno, che noi ebrei sappiamo, che noi teniamo nella nostra mente che è un piccolo museo senza data di chiusura. Ma oggi questa lontana nostra tragedia è esposta in un locale che il nostro Presidente della Repubblica ha destinato a esporre man mano la memoria comune degli italiani. Così, pochi mesi fa, nelle stesse sale, era esposta “la Liberazione di Roma” del 4 giugno 1944.

Nelle stanze buie e profonde che si addentrano nei sotterranei del Vittoriano c’è una caverna vicinissima al tumulto  del traffico di Piazza Venezia, ma raccolta e isolata come un pensiero del passato, nella quale vengono esposte le nostre memorie personali e pubbliche , i ricordi dei cassetti degli italiani.

 

C’è il biglietto sdegnato di Benedetto Croce quando gli chiesero di dimostrare le sue origini ariane, che ci fa dimenticare perfino le parole spesso infelici che altre volte ebbe a usare nei confronti di noi ebrei. C’è l’immondo manifesto con stampato il programma di Verona su carta tricolore, a insozzare la bandiera che ben altro avrebbe meritato, sulla quale è segnato, con l’articolo 7, il destino dei nostri cari morti e incineriti: “…stranieri…nemici…”. Ma c’è anche l’articolo 4, nel quale, mentre  si criticano le nomine puramente gerarchiche del passato Regime fascista, si auspica l’elezione popolare diretta del Primo Ministro e la nomina da parte sua delle alte cariche di governo…

 

Roma, che un tempo era una città così provinciale, oggi è una metropoli cosmopolita. Cosmopoliti erano quelli dell’Istituto Fermi, ragazzi meravigliosi di tutte le etnie che si facevano largo nella calca, nella quale si intravedevano, fra numerosi turisti stranieri, i componenti di una famiglia di Indù vestiti nei costumi tradizionali.

 

Dentro al monumento a Vittorio Emanuele II, pomposo e non bello, giace sepolto il Milite Ignoto, a ricordo della strage senza senso della I Guerra Mondiale, e, sotto quelle misere ossa, con luci fioche, si intravedono le memorie di un piccolo popolo ignoto: quello dei nostri morti, gli ebrei italiani, catturati e deportati dopo un lungo tormento che iniziò con le leggi razziali del 1938.